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Forti Salvi vecchio e Salvi nuovo

Uscendo da Peschiera attraverso Porta Brescia in direzione di Mantova si incontra ciò che resta delle opere Salvi, i primi forti staccati "a gruppi" realizzati sulla riva destra del Mincio sulle alture del Monte Salvi a potenziamento della cinquecentesca Cittadella. I due forti, Salvi nuovo e Salvi vecchio, sono oggi di proprietà privata, e negli elementi che si conservano è possibile leggere l'evoluzione dei forti ottocenteschi che dall'impiego delle forme tradizionali del sistema bastionato prosegue nella sperimentazione di un ordinamento difensivo a forti staccati. Tra i due, quello meglio conservato è il forte Salvi nuovo, caratterizzato da un impianto poligonale pentagonale a saliente acuto, con la spessa muratura di pietra bianca veronese del fronte di gola e muro "alla Carnot", disegnati da feritoie per il tiro di fucileria, che delimitano il perimetro dell'intera opera, protetta all'esterno da un ampio fossato secco. Il ridotto a forma di "S" allungata, a due piani, attualmente coperto da un tetto a falde in laterizio, è integrato a ovest da un corpo di fabbrica a uso residenziale e da un porticato aperto, mentre il lato opposto è caratterizzato dalla presenza del portale principale d'accesso al recinto interno. I terrapieni interni mostrano ancora i rampari e le postazioni per il tiro in barbetta.

Dopo la pace di Luneville (9 febbraio 1801) la linea di confine tra la Repubblica Cisalpina e l'Austria fu fissata lungo la linea dell'Adige e Verona fu divisa in due parti, soggette ai contrapposti domini. La rapida successione degli eventi, che aveva prodotto la perdita e la riconquista dei territori cisalpini, indusse Napoleone a consolidare la difesa dei territori occupati: tra il 1800 e il 1801 si rinnovarono le difese di varie città e di altre posizioni. A Peschiera si procedette al rafforzamento delle opere esterne della cinta magistrale cinquecentesca, ritenuta ancora efficiente, e si propose la realizzazione di due opere fortificate sulle alture Salvi e Mandella, attraverso un sistema bastionato collegato al corpo di piazza centrale, per rendere interne alla difesa quelle posizioni dominanti. I progetti di questi forti, che portano la firma di Giovanni Salimbeni e Giovanni Psalidi, rappresentano le prime sperimentazioni dell'inedito ordinamento difensivo a forti staccati. Nel 1803, stabiliti i tracciati, si intrapresero diffusi movimenti di terra per la creazione dei fossati, per erigere gli alti terrapieni, poi rivestiti da muri a scarpa, e per dare forma geometrica al pendio esterno dell'altura. Nel 1812 il forte Salvi vecchio risultava pressoché finito e ordinato secondo un tracciato pentagonale a saliente acuto e fronte di gola a tracciato bastionato, da un muro di rivestimento aderente in conci di pietra da taglio e fianco destro casamattato con funzioni di ricovero. Inoltre risultava munito di organo di fiancheggiamento del fosso con galleria di controscarpa a feritoia in comunicazione con una poterna e, sullo stesso sviluppo, a livello superiore, di una strada coperta con traverse in terra. Infine, presentava la postazione di fuoco principale in barbetta e grandi traverse sul ramparo. Permetteva un presidio di 120 uomini e un armamento di 10 cannoni. Tuttavia le opere progettate sulle alture Salvi e Mandella furono completate solo in seguito dal governo austriaco. Fu, infatti, alla fine degli anni Trenta del XIX secolo che, seguendo il tracciato delineato dal genio militare francese, si completarono i due grandi terrapieni abbinati ai forti Salvi vecchio e Mandella vecchio. Le opere rimasero inizialmente costruite in sola terra, senza muri di rivestimento e con palizzate difensive perimetrali. Quando in seguito agli esiti negativi della campagna del 1848 il genio militare asburgico comprese le effettive potenzialità strategiche del Quadrilatero, iniziò l'elaborazione dei primi progetti per la definizione dell'impianto dell'intera fortezza secondo la più aggiornata concezione a campo trincerato. All'inizio del 1849 fu definito il piano fortificatorio d'insieme che adottava la soluzione di realizzare un sistema di 16 forti staccati disposti a corona per la difesa del corpo di piazza. Tra il 1850 e il 1853 assunsero la loro forma pressoché definitiva i primi forti, posti sulla riva destra del Mincio, mentre tra il 1854 e il 1855 si attuò il completamento e la ristrutturazione dei forti francesi. In particolare furono eseguite le murature del forte Salvi nuovo, la scarpa fu munita di un robusto muro staccato a feritoie con traverse di irrigidimento, che si saldava a un inconsueto ridotto a forma di "S". A un solo piano, in un primo tempo questo fu completato con una copertura orizzontale a travi, blindata con fascioni e terra, modificata nel 1865 con copertura a volta. Il piazzale interno era spaccato da un traversone sulla capitale, saldato al ridotto, che conferiva al forte un aspetto planimetrico lanceolato. Il forte fu poi dotato di postazione per l'artiglieria in barbetta e delimitato esternamente da un muro staccato "alla Carnot". In tutto poteva ospitare un presidio di 64 uomini e un armamento di 10 cannoni. Dopo l'annessione di Peschiera al Regno d'Italia, mutate le esigenze difensive, il forte fu venduto a privati.

Forte Salvi nuovo, veduta del fronte di gola
Forte Salvi nuovo, veduta del fronte di gola
Forte Salvi nuovo, veduta del fronte di gola
Forte Salvi nuovo, veduta del fronte di gola
Forte Salvi nuovo, particolare del fronte di gola
Forte Salvi nuovo, particolare del fronte di gola
Forte Salvi nuovo, particolare del fronte di gola
Forte Salvi nuovo, particolare del fronte di gola
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